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L’evoluzione: dalle scommesse alle slot machines online

562483_121380444664037_1045718988_nIl  panorama dei giochi di sorte online con vincite in denaro, o se vogliamo  utilizzare proprio la dizione di legge “giochi di sorte con esercizio a distanza e vincite in denaro”, a partire dall’anno 2013 può dirsi ormai  completamente regolamentato dal legislatore italiano, e pienamente attuato dall’ente a ciò preposto, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. Il processo che ha portato alla sostanziale apertura generale del mercato a tutte le tipologie di giochi di sorte disponibili nel mondo online non è stato velocissimo, ed ha subito diverse resistenze nel corso della propria completa attuazione; ma, potremmo dire, che è stato assolutamente progressivo, nel senso che non ha visto, seppur nella lentezza dell’attuazione completa, nessun “ripensamento” da parte del legislatore, che anzi gradatamente ha “aperto” questa tipologia di mercato ad operatori non solo nazionali ma anche esteri, sottoponendo però l’esercizio del gioco a distanza a rigide regolamentazioni e controlli preventivi e successivi. L’autorizzazione preventiva, al momento dell’accertamente dei requisiti di legge di ogni singolo operatore, è avvenuto, utilizzando una modalità consolidata nel panorama regolamentativo italiano, a mezzo dello strumento amministrativo della concessione: gli operatori legalmente presenti nel mercato online italiano, ricevono da parte dell’AAMS un numero di concessione, in virtù del quale essi possono esercitare regolarmente e legalmente il gioco a distanza in Italia. Lo strumento utilizzato, quello della concessione, è il medesimo che già a partire dal 2007 aveva interessato il primo settore allora regolamentato, ovvero quello delle scommesse sportive online; nel corso degli anni lo strumento amministrativo è rimasto il medesimo, ma sono stati resi più elastici sia i segmenti di liceità del gioco online che i requisiti di partecipazione ai bandi di concessione, tanto da portare alla situazione odierna in cui il numero di operatore è decisamete tra i più alti di Europa ed i segmenti dei giochi online coperti dall’ombrello normativo sono tutti quelli al momento conosciuti stante lo stato della tecnica.

Che l’evoluzione del gioco online in Italia sia stata “spontanea” od in qualche modo “indotta”, “forzata” dalla concorrenza dei mercati stranieri, anche Europei, che attraverso lo strumento di Internet rendevano accessibile agli italiani, giochi non regolamentati od addirittura vietati per i cittadini, non cambia lo stato di fatto: ovvio alcune spinte, per così dire, sono venute dall’esterno, ma l’Italia è stata pronta da un lato a “reprimere” (attraverso lo strumento degli oscuramente degli operatori illegali perchè non autorizzati), e dall’altro ha colto l’occasione per aprire il proprio mercato esercitando un controllo serrato a mezzo dell’AAMS, e rilasciando le concessione con cui oggi gli operatori legali esercitano legalmente attraverso i domini .it portali di gioco in tutto e per tutto competitivi od addirittura omologhi a quelli degli operatori esteri, rendendo di fatto e nei fatti la lotta all’illegalità nei giochi online, più semplice perchè esercitata con la promozione, seppur in via indiretta, dagli operatori che qui da noi sono legalmente concessionari.

Il processo di apertura del mercato dei giochi online, come abbiamo accennato è stato lungo e progressivo, si è protratto dal 2007 alla fine del 2012 impegnando quindi cinque anni di “regolamentazione”, in cui sebbene non ci siano stati ripensamenti, qualche pausa di riflessione da parte degli enti regolamentatori è stata presa. La sostanza definitiva però ha portato all’attuale panorama dei giochi disponibili, tra i più vasti nell’intero panorama europeo, e con una modalità di esercizio controllata a mezzo della “concessione”, che ha fatto scuola, ed è stata adottata da altri stati europei, come ad esempio Belgio, Spagna e Danimarca, e sicuramente sarà utilizzata anche da quelli che prossimamente regoleranno questo mercato. Il via a questo processo di apertura dei mercati online è avvenuto di fatto con l’introduzione da parte della Gran Bretagna del “Gambling Act” del 2007, una sorta di testo unico sul gioco d’azzardo, anche online, (testo unico all’inglese, quindi qualche decina di pagine di legge non i “tomi” cui siamo abituati noi eredi della tradizione romanistica) che ha difatto sancito una grandissima libertà di esercizio del gioco nei confronti degli anglosassoni da parte degli operatori dovunque stanziati nell’Unione Europea, e da parte di quegli operatori Extra-UE le cui giurisdizioni fossero, a condizioni di reciprocità, valutate “attendibili” da una speciale “Gambling Commission” che ogni anno provvedeva ad aggiornare un’elenco di giuridizioni “whitelisted”. Ovvio questo atteggiamento britannico riflette la grande fiducia nel mercato e nell’intelligenza dei propri cittadini tipica della tradizione liberal britannica; atteggiamento sicuramente molto “aperto”, ma che a conti fatti ha portato ben poco nelle casse dell’Erario di Sua Maestà: pochissimi infatti sono gli operatori che alla luce di questa disciplina hanno deciso di insediarsi in terra di Albione, preferendo di gran lunga altri paesi europei la cui fiscalità era più vantaggiosa, come Malta, Gibilterra, Isle of Man e la stessa Irlanda.

La posizione anglosassone manifestatasin nel 2007 con il Gambling Act, ha in qualche modo risposto in modo diamentralmente opposto alla regolamentazione restrittiva e protezionistica adottata invece un anno primo dagli USA, con l’emanazione dell’UIGEA, che bandiva definitivamente dal suolo americano ogni tipologia di gioco d’azzardo online. Ovvio che alla luce di questi spostamenti normativi, a partire dal 2007 l’Europa sia stata vista dai principali operatori del settore come una nuova Eldorado: tra fine del 2007 ed inizi del 2008 quasi tutti gli operatori che prima lavoravano da sperduti paradisi “offshore” si erano spostati in Europa, a Malta, o nell’Area Economica Europea a Gibilterra. Questo nuovo collocamento geografico, se da un lato non poneva dubbi circa la legalità di esercizio del gioco online nei confronti dei cittadini britannici, dall’altro lato ha portato moltissimi operatore ad interpretare “estensivamente” la libertà di stabilimento e di movimento delle merci e dei servizi del Trattato UE, considerando il gioco online alla stregua di un qualsiasi altro servizio e cominciando ad operare in modo massivo anche nei confronti di Stati Europei che o non avevano regolametato il fenomeno o ne avevano ristretto l’esercizio ad una preventiva autorizzazione interna e nazionale.

E’ questo il contesto internazionale in cui l’Italia ha cominciato ad aprire il proprio mercato dell’online, spingendo anche in sede Europea, ed anche dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, affinchè fosse preferita una visione regolamentativa a livello nazionale, anzichè un’apertura in stile “britannico”. Ed alla lunga la posizione italiana, come abbiamo già accennato, ha avuto la meglio nel panorama Europeo: il concetto di autorizzazione nazionale, di concessione è stato fatto proprio da diversi stati europei che hanno cominciato a regolamentare il fenomeno, come il Belgio, la Danimarca, la Spagna, ed in Parte (seppur limitato ancora solo alle scommesse sportive ed al poker online) anche la Francia. Altri paesi come la Germania hanno per il momento una posizione “non regolamentata”, mentre ovviamente la Gran Bretagna insiste nella propria posizione “deregolamentata”.

Per quanto riguarda l’Italia il processo di evoluzione della normativa regolamentativa dei giochi online con vincite in denaro si è espanso nel corso degli anni e potremmo dire che oggi è giunto al proprio naturale compimento. Si è partiti con le sole scommesse sportive online, nel 2007, e con un numero limitato di operatori; dopodichè si è ampliata la platea degli operatori passibili di ricevere le concessioni fino a giungere nel 2009 alla regolamentazione del poker sportivo online, nella forma del torneo, unitamente ai cosidetti “skill games”, ovvero giochi diversi dal poker, ma sempre esercitati nella forma del torneo. Dato il successo di questa apertura del 2009, soprattutto nei confronti del gioco “illegale” (le sale da poker italiane legalmente concessionarie hanno sostanzialmente “oscurato” l’appeal di quelle non concessionarie), il legislatore ha deciso di continuare in quella direzione. Il 18 Luglio 2011 hanno visto la luce i primi casinò online, la cui offerta però era limitata ai giochi da tavolo, ai videopoker ed ai giochi di casinò dal vivo, con l’esclusione di un segmento importante come quello delle slot machines online. Contemporaneamente alla regolamentazione dei casinò online è stato introdotto anche l’unica tipologia di gioco mancante nel poker legale in Italia, ovvero quella del “poker cash”, che ha reso le poker room italiane competitive in tutto e per tutto con quelle estere.

Il processo si è definitivamente completato il 3 dicembre 2012, data a partire dalla quale tutti gli operatori concessionari AAMS hanno potuto implementare le proprie piattaforme di gioco aggiugendovi le tanto desiderate slot machines. Quindi oggi, a conti fatti, il mercato del gioco online regolamentato in Italia è uno dei più ampli tra quelli europei e non teme più la concorrenza (illegale, lo ripetiamo) degli operatori “esteri”. Insomma siamo arrivati al traguardo.

 

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