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Il tassello mancante nella tutela dei giocatori: l’interdizione volontaria dal gioco ed il Decreto Balduzzi

compulsivegamblingIl gioco d’azzardo, oramai legale anche in Italia in tutte le proprie espressioni, dai classici casinò “eleganti”, alle sale da slot machines disseminate nei più disparati angoli del territorio nazionali, alle slot da bar o da tabacchi, per concludere con tutti i giochi di sorte online, dai casinò alle scommesse sportive, sempre più spesso può “trabordare” dall’area del divertimento a quella patologica, ingenerando nuovi problemi sociali a cui lo Stato e la società tutta deve dare una propria risposta.

In questa direzione è stato pensato il Decreto Balduzzi, Decreto Legge 13 settembre 2012, n. 158, che risponde ad una serie di esigenze che erano state individuate da un’apposito studio dell’Unione Europea, e che erano state tradotte nel cosiddetto “Libro Verde” sul gioco d’azzardo, volto ad armonizzare la disciplina di questo “strano” settore tra i diversi paesi europei, ma soprattutto volto a stabilire alcune garanzie minime richieste per l’esercizio e la pubblicità dei giochi di sorte in generale. Così, a partire dal 1 gennaio 2013, sono state introdotte con il citato Decreto Balduzzi, una serie di prescrizioni di carattere “informativo” ed a carattere di tutele, che consentano al giocatore, od all’aspirante giocatore di venire in possesso di tutta una serie di informazioni necessarie al gioco. Innanzitutto il decreto citato stabilisce in modo inequivocabile che una tutela dei minori debbe essere messa in primo piano; orbene può sembrare lapalissiano, ma se questa normale prescrizione è del tutto applicata nei quattro grandi casinò italiani (Campione d’Italia, San Remo, San Vincent e Venezia), non sempre nelle sale slots, o nei bar dove le slot machines sono presenti, la solerzia dei gestori è tale da garantire il divieto di gioco da parte dei minori. E sembra che il fenomeno del gioco minorile, più che online e nelle sale slots, sia abbastanza diffuso soprattutto nei punti scommessa, dove moltissimi giovani studenti, appassionati di calcio, si cimentano nei pronostici e nelle scommesse sportive, per l’appunto.

Per quel che riguarda il gioco online, poi, sebbne tutti gli operatori concessionari richiedano la conferma del conto gioco attraverso l’invio dei documenti attestanti la maggiore età, può sempre accadere che essendo i computer “di casa”  spesso condivisi tra più familiari, il minore abbia accesso al conto di gioco di un adulto, con o senza il consenso di quest’ultimo. Al riguardo, siccome crediamo che nessun adulto abbia interesse a permettere al proprio minore, che è sempre un familiare, di cimentarsi con una pratica così “controversa” come il gioco online, sarebbero opportuni alcuni piccoli accorgimenti che consentano di avere l’uso esclusivo del proprio conto di gioco. Innanzitutto, quasi tutte le piattaforme consentono di salvare le credenziali di accesso, o magari, le si salva direttamente nel browser che oramai hanno integrato al proprio interno i cosiddetti “password manager”; orbene già evitare di salvare le password e le credenziali in questo modo, sarebbe un buon inizio per evitare che qualcuno semplicemente cliccando sul software dell’operatore od aprendo la pagina web relativa, possa accedere al conto di gioco in modo non “autorizzato”. Inoltre, cambiare la password più spesso del solito, è un’altro elemento utile non solo per mantenere “privato” il proprio accesso, ma anche al fine di evitare furti fraudolenti di credenziali, che possono avvenire comunemente sui PC di casa, non opportunamente protetti, grazie a trojan o malware in genere. Insomma, il semplice buon senso a nostro avviso può essere d’aiuto.

L’altro fine che il Decreto Balduzzi si prefigge è quello di informare correttamente il giocatore circa le reali possibilità di vincita che ha a disposizione, attraverso la pubblicazione obbligatoria, delle probabilità di vincita; pubblicazione che avviene di norma sia sul sito dell’operatore prescelto, che sul sito generale dell’AAMS; in quello generale dell’AAMS si trovano poi anche le percentuali di vincita per quel che riguarda i giochi offline, come lotterie e gratta e vinci. Questa finalità di informazione si coniuga poi con gli avvertimenti divenuti obbligatori, riguardo il pericolo del gioco d’azzardo compulsivo, che con un bruttissimo neologismo, in Italia è stato battezzato come “ludopatia”. Fogli informativi all’ingresso delle sale slots, e indicazioni a margine delle comunicazioni pubblicitarie, anche online (a cui il nostro sito si è adeguato, come vedete in alto dalla presenza del disclaimer, oltre che a tutte le indicazioni riportate nella pagina del disclaimer interno), sono divenuti obbligatori.

Tuttavia, almeno in questo caso, ci sembra davvero che la normativa italiana abbia perso una buona occasione per fare un passo in più, decisamente più utile per la tutela dei giocatore, dell’indicazione dei pericoli insiti nella pratica del gioco; ci sembra che tali indicazioni, per quanto utili o necessarie, siano comunque un modo di “lavarsi le mani”, come le indicazione della dannsità del fumo sulle sigarette, o le piccolissime controindicazioni relative all’uso dei farmaci nelle pubblicità sia cartacee che televisive.

Come abbiamo detto in apertura, infatti, il Decreto giunge su spinta dell’Unione Europea: in altri paesi come in Francia ed in Spagna, che stanno a loro volta liberalizzando il settore dei giochi di sorte sia “land based” che online, sono stati presi provvedimenti omologhi. Ma la Francia e la Spagna hanno, a nostro avviso, optato per un approccio più indirizzato alla difesa del giocatore compulsivo, attraverso la previsione, che manca in Italia, dell’istituto dell’interdizione volontaria dal gioco. In questi paesi vengono tenuti appositi registri, in cui le persone che intendono cominciare a risolvere i propri problemi con il gioco compulsivo, si possono iscrivere volontariamente; tali registri, in genere tenuti presso il Ministero degli interni, vengono comunicati agli operatori autorizzati di gioco online ed ai punti fisici di scommesse e gioco territoriale; questo consente, nel momento dell’individuazione del giocatore a mezzo dei propri documenti, di estrometterlo completamente dal gioco: online l’interdetto volontario non potrà aprire nessun conto di gioco, e nei punti fisici, il gestore ha l’autorità di impedirgli l’accesso al gioco. Crediamo che la mancanza di un’omologa prescrizione all’interno del Decreto Balduzzi sia sicuramente un punto debole della normativa italiana: consentire alle persone di intedirsi volontariamente dal gioco, attribuisce un primissimo potere di controllo alla famiglia, la prima e più esposta formazione sociale di controllo. Una moglie, un figlio, un genitore potrebbero avere nei confronti del giocatore compulsivo un potere persuasivo e deterrente tale, da evitare, che egli possa sentirsi “un malato” od “un emarginato”; affidare solo alle ASL, attraverso i SERT, la cura o la prevenzione del gioco compulsivo, ci è sembrata davvero un’occasione persa.

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